Puglia: la Desertificazione Demografica non è un Destino.

 Quando un territorio perde i giovani, non perde solo abitanti: perde futuro, speranza e identità.

         C’è un silenzio che fa rumore. È il silenzio delle scuole che chiudono, delle botteghe che abbassano le serrande, delle piazze che smettono di essere luoghi di incontro. In Puglia, questo silenzio sta diventando assordante: 85 comuni sono oggi a rischio estinzione, vittime di una desertificazione demografica che non è frutto del caso, ma il risultato di scelte precise, reiterate nel tempo.

Negli ultimi dieci anni oltre 150.000 pugliesi hanno lasciato la regione. In un solo anno, più di 17.000 persone in meno, come se una città intera – Ginosa, per esempio – sparisse improvvisamente dalla mappa. Non si tratta solo di numeri, ma di vite, famiglie, sogni interrotti.

Questa non è una calamità naturale. È una crisi sistemica. E come ogni crisi sistemica, ha cause chiare. Almeno quattro.

  1. Un sistema che ha smesso di credere nell’iniziativa. Per decenni abbiamo demolito – spesso inconsapevolmente – la cultura dell’autonomia, della manualità, dell’ingegno.
    Il “sistema” ha favorito un modello di cittadino dipendente, non creatore. Consumatori prima che produttori. Esecutori prima che imprenditori.

La grande distribuzione ha preso il posto delle botteghe.
La sicurezza ha sostituito l’ambizione.
Il concorso pubblico è diventato l’unico orizzonte desiderabile.

In questo contesto, l’imprenditorialità è stata percepita come rischio, non come opportunità. Eppure, senza imprese radicate nei territori, i piccoli comuni non possono sopravvivere.

  1. Una scuola che insegna a sapere, ma non a fare. Il sistema educativo ha progressivamente abbandonato la formazione pratica, tecnica e professionale.
    Abbiamo prodotto generazioni con solide basi teoriche, ma inermi di fronte alla realtà.

Alle scuole medie e superiori mancano:

Si studia molto, ma si sperimenta poco.
Si impara a rispondere, non a creare.

Il risultato? Laureati spesso non impiegabili nel tessuto produttivo locale e territori che avrebbero bisogno disperato di tecnici, artigiani, operatori qualificati.

  1. La famiglia che teme il mestiere e sogna il titolo. “Mio figlio deve fare il dottore.”
    Una frase detta per amore, ma che spesso diventa una condanna silenziosa.

Abbiamo insegnato ai nostri figli che il mestiere è una scelta di serie B, mentre il “pezzo di carta” è l’unica strada per il riscatto sociale.
Ma se tutti diventano laureati, chi costruirà, riparerà, coltiverà, produrrà?

L’Italia ha oggi un fabbisogno di oltre 2.500.000 lavoratori qualificati, mentre continua a esportare cervelli. Ogni giovane formato costa allo Stato circa 130.000 euro. Investiamo qui, ma i benefici vanno a Germania, Francia, Regno Unito, Australia.

Un paradosso che impoverisce i territori e svuota i paesi.

  1. Imprese poco attrattive e ritardo culturale. Il 90% delle imprese italiane ha meno di 15 dipendenti.
    Molte – soprattutto nel Sud – faticano a comprendere che il lavoro è cambiato.

I giovani oggi chiedono:

Quando queste condizioni mancano, i talenti se ne vanno.
Non per mancanza di amore verso la propria terra, ma per mancanza di prospettive.

         Una crisi reversibile, strategie per restare:

La desertificazione demografica non è irreversibile. Ma serve coraggio.

  1. Rivalutare la formazione tecnica e professionale. Restituire dignità alla manualità, al saper fare, agli ITS e agli istituti professionali significa ridare futuro ai territori.
  2. Incentivare l’imprenditorialità locale. Sgravi fiscali, burocrazia semplificata, accesso al credito e accompagnamento reale possono trasformare i giovani da emigranti in costruttori di comunità.
  3. Accompagnare le famiglie a un cambio di mentalità. Il “posto fisso” non può essere l’unico sogno possibile.
    Educare al rischio consapevole significa educare alla libertà.
  4. Investire in servizi e infrastrutture. Sanità, trasporti, connessioni digitali e scuola sono diritti di cittadinanza, non privilegi urbani.

       Un diritto fondamentale: il diritto di restare. Come ha ricordato l’europarlamentare Valentina Palmisano, “non si può restare indifferenti”.
Restare deve tornare a essere una scelta sensata, non un sacrificio.

La Puglia ha tutto: bellezza, storia, clima, talento, umanità.
Ciò che manca è un sistema che creda davvero nei suoi giovani.

         Conclusione: riscrivere il presente per salvare il futuro. La desertificazione demografica non è solo assenza di persone.
È assenza di speranza.

Ma ogni processo umano può essere invertito.
Riformando la scuola.
Rivalutando il lavoro.
Sostenendo le imprese.
Accompagnando le famiglie.

Perché nessun ragazzo debba più scegliere tra dignità e radici.

Il futuro inizia oggi. E riguarda tutti noi.

 

Giovanni Matera

Per consultare altri miei articoli:

www.giovannimatera.it

 

 

Lascia un commento