La Passione il Motore della Vita.
Viviamo in un tempo in cui l’apparenza domina incontrastata sull’essenza. Un tempo in cui sembra quasi necessario indossare una maschera per mostrarsi perfetti, impeccabili, privi di fragilità. Eppure, è proprio in quella fragilità che risiede la nostra umanità, il nostro potenziale più autentico.
(Paolo Crepet)
La società contemporanea, sempre più frenetica e digitale, sembra aver anestetizzato le emozioni: i giovanissimi, in particolare, vivono spesso una realtà piatta, omologata, priva di vibrazioni interiori. Si è persa la meraviglia, quella capacità di stupirsi e di lasciarsi travolgere da ciò che accende il cuore.
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet lo ricorda con parole tanto semplici quanto profonde:
“Dobbiamo insegnare ai giovani che la passione è il motore della vita e che le emozioni non sono sabbie mobili, ma il sale dell’esistenza.”
La passione è ciò che dà senso ai giorni, che trasforma la routine in un viaggio, che accende la scintilla del desiderio di fare, creare, vivere. È ciò che spinge l’essere umano a superare i propri limiti, a non accontentarsi della mediocrità, a cercare costantemente la propria strada.
La normalità non è felicità. Molti, oggi, si rifugiano nella “normalità dell’esistenza”: un lavoro che non amano, una vita prevedibile, un copione ripetuto all’infinito. Come osserva Crepet, questa apparente stabilità spesso nasconde un vuoto emotivo.
“Mi sarebbe piaciuto fare quel viaggio, ma non l’ho potuto fare. Mi sarebbe piaciuto fare quel lavoro, ma non l’ho potuto fare. Che cosa hai potuto fare? Niente. Ma è comodo questo.”
L’avventuriero, invece, paga il prezzo delle sue scelte ma vive davvero. Perché, come spiega Crepet, “la felicità è ciò che ti rende ebbro di emozione.” Non si tratta di inseguire una felicità illusoria o di moda, ma di coltivare dentro di sé la capacità di emozionarsi, di costruire giorno dopo giorno le proprie passioni, come un artigiano che modella con pazienza un’opera che non sarà mai perfetta ma sarà sua, autentica.
L’emozione non è un prêt-à-porter, non è qualcosa che si compra o si indossa per convenienza. È il frutto di una ricerca interiore, di una costruzione che nasce dal coraggio di sentire, di rischiare, di sbagliare, di scegliere.
L’anestesia emotiva dei giovani. La società dell’immagine e dei social ha creato un paradosso: siamo sempre connessi, ma profondamente soli. I giovani, abituati a comunicare attraverso schermi, filtri e like, rischiano di perdere il contatto con ciò che li rende unici: la loro capacità di provare emozioni autentiche. Si vive di apparenze, di successi effimeri, di confronti continui. Tutto è immediato, tutto è visibile, ma pochissimo è vero.
In questo contesto, le passioni vengono soffocate, le emozioni razionalizzate, i sogni rimandati. Si diventa adulti troppo presto, ma senza mai davvero crescere. Ed è proprio per questo che dobbiamo tornare a educare al sentire, non solo al sapere. Dobbiamo restituire alle nuove generazioni il diritto di vivere intensamente, di rischiare, di sbagliare, di scegliere con il cuore.
Passioni che spostano montagne. La passione non si insegna come una lezione scolastica, ma si trasmette con l’esempio. È qualcosa che si respira, che si sente vibrare dentro, che si costruisce giorno dopo giorno. Come racconta Crepet, è un’energia improvvisa e potente:
“La capirai quando ti viene addosso, come un vento. È qualcosa di straordinario, di improvviso, di stupendo.”
Ed è proprio in quell’urgenza di vivere che la passione mostra la sua forza.
“Quella notte ti rigirerai tra le lenzuola pensando a lei… e alle cinque del mattino prenderai il primo treno per raggiungerla.”
La passione è irrazionale, è energia pura, è desiderio che non si può contenere. È il contrario della comodità, della prudenza, del calcolo. È vita allo stato puro.
Riscoprire la bellezza di ciò che emoziona. Ogni generazione ha il compito di riscoprire le proprie passioni. Per i giovanissimi, significa tornare a guardarsi dentro, a scoprire ciò che fa battere il cuore: un sogno, un’idea, un progetto, un viaggio, una persona. Significa imparare che non tutto si può avere subito, ma che ciò che davvero vale richiede tempo, dedizione e coraggio.
In un mondo che invita alla fretta e al consumo, la passione ci insegna la pazienza del costruire, la forza del perseverare, la gioia del creare qualcosa che ci rappresenti. Perché la vera felicità non sta nel raggiungere un traguardo, ma nel cammino che percorriamo per arrivarci.
La vita come opera d’arte. Ogni vita può essere un capolavoro, se vissuta con passione. Ma come ogni opera d’arte, richiede dedizione, imperfezioni, fallimenti e rinascite. Le emozioni non sono sabbie mobili in cui si affonda, ma il terreno fertile su cui fiorisce la nostra umanità.
L’amore, la curiosità, la creatività, la compassione: sono queste le forze che muovono il mondo. La passione è ciò che ci spinge a migliorare, ad apprendere, a crescere. È la fiamma che alimenta l’impegno di un insegnante, la visione di un imprenditore, l’entusiasmo di un giovane che non smette di sognare.
E allora, come dice Crepet, insegniamo ai ragazzi — e ricordiamolo anche a noi adulti — che la passione è il motore della vita. Che senza emozioni l’esistenza si spegne, che senza sogni non si va da nessuna parte.
Perché la vita, se non è vissuta con intensità, perde il suo colore.
Perché solo chi si lascia travolgere dalle proprie passioni può dire, alla fine, di aver davvero vissuto.
✨ “Le passioni spostano montagne. Le emozioni danno senso alla vita.” – Paolo Crepet
💭 E tu, quale passione muove la tua vita?
Giovanni Matera
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