“Comincia dalla fine”.
Prof.ssa Marianna Galli (Dirigente scolastica)
Non come cammino all’indietro tipico di alcuni noti crostacei, ma come determinazione a proiettarsi in condizioni esistenziali che ci piacerebbe fossero nostre.
Il successo va costruito, desiderato, sognato?
A questi interrogativi risponde in modo energicamente creativo l’amico Giovanni Matera, imprenditore di successo, con la voglia di donare alle nuove generazioni la sua esperienza umana e lavorativa. Alla stregua di un coach illuminato, offre assist ai “giocatori”, in merito alle strategie più congeniali per realizzarsi nel mondo lavorativo. Il campo da gioco è la vita, con le sue regole, i suoi arbitri, le sue azioni… vincenti o perdenti.
Spaziando da Re Sargon di Babilonia, a Erasmo da Rotterdam, Henry Ford a Walt Disney, Oriana Fallaci a Mark Zuckerberg, a Crepet e a tante altre fonti, l’autore tesse un intreccio ricco di spunti, riflessioni, su come dovrebbe essere il giovane, il cittadino che si approccia all’imprenditoria ai giorni nostri. Un mondo che riflette i limiti e le potenzialità, le luci e le ombre della società liquida in cui nuotiamo, a volte annaspando, a volte spezzando l’onda.
Operando una trasposizione letteraria della memorabile citazione dantesca, “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”, la scintilla di questa opera la dà il grande saggista motivazionale Napoleon Hill la cui opera ,“La legge del successo”, ha suscitato nel nostro autore l’idea che la piena affermazione di se stessi possa essere portata all’attenzione di tutti i nostri giovani, anche di quelli che il futuro lo percepiscono con indifferenza, un’entità lontana che appartiene a pochi eletti, ai classici “raccomandati”.
L’esistenza in ognuno è ripartita tra il 10% di ciò che accade e il 90% delle reazioni a tali eventi.
Ḕ la tesi sostenuta dello scrittore, secondo cui le idee e le abitudini mentali determinano la storia personale di ciascuno, influenzando in positivo o in negativo il tempo che ci è dato di vivere. Un tempo da spendere per sé e per gli altri, per stare e far stare bene. Al bando lamentele, indecisione, inerzia , peggio ancora indifferenza, sentimenti negativi che si insinuano facilmente nel soggetto passivamente egocentrico.
Quando si pensa alle competenze richieste per saper pensare, elaborare e raggiungere gli obiettivi , è facile immaginare che a fare da padrone siano le conoscenze tecniche e le capacità analitiche. Tuttavia, non si può continuare a sottostimare le soft skill, intese come competenze trasversali che connotano il modo con cui ci si relaziona al contesto di vita, determinando il successo quindi la realizzazione delle ambizioni, degli obiettivi e dei traguardi che ci prefiggiamo. Già ne parlava l’Organizzazione mondiale della Sanità nel lontano ’93, indicando le abilità psicosociali quali competenze privilegiate per promuovere l’educazione alla salute nell’ambito scolastico e, prima ancora, nell’ambito personale.
Il successo è dato, ne è ampiamente convinto Giovanni Matera, dal giusto equilibrio tra competenze specifiche (le hard skills) e competenze relazionali (soft skill), legate all’intelligenza emotiva e alle abilità naturali che ciascuno di noi possiede. Al nostro autore il plauso per aver anticipato, nella sua opera, quanto di recente sancito dalla proposta di legge approvata dalla Camera sulla valorizzazione delle competenze non cognitive che prevede l’avvio, a partire dal 2023, di una sperimentazione nazionale triennale per attività finalizzate allo sviluppo delle competenze non cognitive nei percorsi delle scuole di ogni ordine e grado.
Il lettore attento e motivato rintraccerà tra le pagine del libro molteplici motivi di riflessione per mettere in discussione se stesso e le strategie di approccio al mondo esterno, trovando suggerimenti per credere nelle proprie forze a partire dai propri fallimenti e avvertendo come determinante l’alleanza dei cervelli. Nessuno si salva da solo, anzi, per dirla come W. Alton Jones, i risulti migliori non sempre li ottiene l’uomo dalla mente più brillante, ma “l’uomo che riesce a organizzare meglio il cervello e il talento dei suoi soci”.
Si pensi al lavoro di squadra che determina il successo di grandi aziende: dal legale, al pubblicitario, ai conoscitori della finanza , ai venditori. Saper organizzare i contesti lavorativi attraverso una leadership proattiva è, allora, alla base del raggiungimento degli obiettivi a medio e a lungo termine di chi vorrebbe creare una realtà aziendale di profitto.
Investire sulla formazione significa creare capitale umano da offrire al Paese che, nonostante i venti di crisi e la triste fuga dei cervelli, possiede innumerevoli punti di forza, primo fra tutti la capacità di innovazione. Gestire la flessibilità del mondo del lavoro con i repentini cambi direzionali, sostiene il nostro imprenditore laertino, non può non riguardare il sistema scolastico italiano che deve tornare ad essere il luogo dove i nostri giovani trovano lo spazio per far emergere le proprie ambizioni e i propri talenti, imparando a risolvere problemi, a lavorare in team e a gestire l’errore per migliorare se stessi.
Dall’intento riflessivo e bonariamente provocatorio, lo spaccato che l’autore dedica al ruolo strategico della scuola in preparazione al mondo del lavoro. Creare un pensiero indipendente capace di interpretare e conoscere le strutture sociali e politiche che caratterizzano realtà. Questo il compito che le viene assegnato, piuttosto che di indottrinamento o trasferimento di conoscenze, assorbite tramite memorizzazione. “Ḗ la testa ben fatta e non ben piena” che il grande Montaigne auspicava qualche secolo fa: la mente che fa della diversità, delle sfide, anche di eventuali mancanze, trampolini per la realizzazione di se stessa, in interazione sinergica con la forza generatrice delle idee.
La testa ben fatta va dunque al di là del sapere parcellizzato, al di là delle “discipline”, mettendo in relazione sapere umanistico e sapere scientifico. Si tratta di apprendere a vivere, di apprendere a trasformare le informazioni in conoscenza e la conoscenza in sapienza. Non si perde mai: o si vince o si impara. E’ l´imperativo pedagogico di Nelson Mandela, declinato in alcune semplici regole di vita, che la scuola, facendo sistema con la famiglia e la società, ha il compito di veicolare, favorendo il gusto per l’imprenditoria, attraverso corsi mirati alla conoscenza del sé e, perché no, al valore del risparmio che ha salvato generazioni passate da tracolli finanziari e che oggi sembra caduto nell’oblio.
Scoprire la propria missione di vita, sì proprio tra i banchi di scuola, con docenti preparati a guidare questo importante processo di crescita che creerà leader in positivo, con il coraggio dei propri sogni e l’intelligenza delle proprie azioni. E niente è impossibile per chi sa cosa vuole e in testa progetta il suo futuro. Dobbiamo restare in campo, giocare la partita con la vita: tutti, istituzioni e giovani insieme, con ruoli diversi, convinti che il domani sarà la somma delle decisioni che abbiamo o non abbiamo preso. E a nessuno, credo, convenga pagare un conto esoso, senza aver avuto nulla in cambio.
E’ la prospettiva che Giovanni Matera da imprenditore visionario si augura possa avverarsi in una società dove l’ego personale primeggia in ogni sua triste forma, a danno del lavoro di squadra, fulcro del cambiamento. Emerge con forza la verità che il futuro di una nazione risiede proprio nell’importanza che la stessa attribuisce alla formazione delle persone. Ce lo documenta la Storia del Giappone nel dopoguerra, della Corea del Sud, di tutte le più grandi potenze economiche.
La Circolare Ministeriale del 13/03/2018 sembra aver risposto, non senza polemiche, a tale esigenza introducendo percorsi di educazione all’imprenditorialità nelle scuole secondarie di 2° grado statali e paritarie. Il modello concettuale ‘ENTRECOMP’ è stato strutturato proprio con l’intendimento di “Ripensare l’istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socio-economici” (Comunicazione Commissione Europea, 2012). Ciò perché possa essere utilizzato come base per lo sviluppo di programmi di studio che promuovono l’imprenditorialità come competenza chiave trasversale, applicabile da individui, gruppi e anche organizzazioni. La definizione è la seguente:
“ l’imprenditorialità è l’agire di opportunità e idee e la loro trasformazione in valore per gli altri”.
Il valore creato può essere finanziario, culturale o sociale e comprende diversi tipi di imprenditorialità: sociale, green e digitale. Gli imprenditori emergenti che animano la scena dei settori economici diventano così parte attiva di una scuola che si allarga al territorio con il quale interagisce, si confronta e progetta percorsi di formazione , di preparazione al mondo del lavoro, fonte di sostentamento, di sana competitività e di crescita per la collettività.
Giovanni Matera da anni ne dà testimonianza, incontrando i giovani, le associazioni, i docenti, raccontando la sua storia, i suoi inizi, i momenti di difficoltà,quelli del successo, la voglia di agire in squadra con dipendenti motivati.
La sua è la caparbietà di chi ci crede e vuole dare un aiuto concreto affinché si esca dalla “zona di confort” e si prenda il treno del cambiamento che non aspetta i ritardatari.
Impariamo l’imprenditorialità, ci ricordano le pagine di questo saggio, facendo imprenditorialità.
Lo studente non va lasciato più da solo con la teoria, ma deve sperimentare percorsi lavorativi, in sicurezza, facendo esperienza sul campo. In altri termini, va orientato verso la giusta dimensione di vita, diversa da quella dei social e dei falsi miti della pubblicità, dagli esempi negativi di immobilismo politico e dalla pseudo cultura dell’immagine prima di tutto.
Non saranno i like, i messaggi taggati che ci salveranno, ma la nostra volontà di agire e sfruttare ogni istante della nostra vita. Non è colpa degli altri, del destino o dello Stato, se l’esistenza non ci sorride, ma delle scelte che facciamo ogni giorno, condizionati, magari involontariamente, dalla famiglia e dalla scuola che guardano altri orizzonti.
Conciliare la conoscenza con il desiderio di avere un lavoro che soddisfa, di fare impresa, è strategico per le economie a livello locale eglobale e per la vera inclusione sociale delle nuove generazioni. Questa la missione di chi ha in mano, a vario titolo, la formazione delle menti e delle personalità.
Cominciamo oggi, partendo da chi vogliamo essere domani: “Non si tratta di idee, piuttosto di far si che le idee accadano”, lo sostiene Scott Belsky, co-fondatore di Behance, piattaforma online leader per la presentazione e l’individuazione di lavori creativi nei campi della moda, del disegno, della progettazione industriale, dell’architettura, della fotografia, delle belli arti, della pubblicità, della composizione tipografica, della grafica animata, della progettazione audio e molti altri. I più grandi industriali trovano i loro talenti su Behance, a cui accedono milioni di visitatori ogni giorno.
Il vento del cambiamento che soffia tra le righe dell’intera opera possa servire, dunque, a costruire mulini e non muri. Se lo augura con passionalità il nostro scrittore/ imprenditore, perché la Storia la si fa insieme, cambiandola con la volontà e l’ingegno di chi sa mettersi in discussione e in gioco. La posta in palio è la nostra salvezza.
Prof.ssa Marianna Galli
Dirigente scolastica