Il potere invisibile della persuasione.

Quanto siamo davvero liberi nelle nostre scelte? Conoscere i meccanismi della persuasione non significa imparare a manipolare gli altri, ma diventare più consapevoli di ciò che influenza noi.

(Francesco Bizzarro)

 

Hai mai avuto la sensazione, anche solo per un istante, di non essere davvero tu a decidere? Crediamo di avere il controllo delle nostre scelte. Di scegliere liberamente cosa comprare, chi ascoltare, a chi credere, quale opinione sostenere. Eppure, qualche volta, quando arriviamo alla nostra decisione, qualcun altro ha già preparato il terreno sul quale l’abbiamo presa.

Non necessariamente attraverso l’inganno. Molto più spesso attraverso la persuasione.

Un’arte antica e raffinata, capace di orientare comportamenti e convinzioni attraverso parole, immagini, emozioni, simboli e narrazioni. La incontriamo nella politica, nella pubblicità, nelle aziende, nei social, nella scuola e persino nelle nostre relazioni quotidiane.

Esistono parole che entrano nella mente quasi senza fare rumore. Sottili. Precise. Invisibili.

E mentre pensiamo di aver scelto liberamente, qualcuno potrebbe aver già piantato i semi del nostro consenso.

Un viaggio lungo più di duemila anni. Per comprendere la persuasione dobbiamo partire da lontano. E, come ogni viaggio, abbiamo bisogno di due bagagli.

Nel primo mettiamo ciò che possediamo già: esperienze, errori, successi, delusioni, paure, convinzioni e intuizioni. Tutto ciò che ci ha portati fin qui e che inevitabilmente influenza il nostro modo di interpretare la realtà.

Nel secondo raccoglieremo ciò che incontreremo lungo il cammino: conoscenze, strumenti, tecniche, nuove domande e, soprattutto, maggiore consapevolezza.

Perché conoscere la persuasione non dovrebbe significare imparare a manipolare gli altri. Dovrebbe significare, prima di tutto, imparare a riconoscere quando qualcuno tenta di influenzare noi.

Aristotele e le tre forze della persuasione. È nell’antica Grecia che la persuasione trova una delle sue sistemazioni più importanti. Aristotele, nella Retorica, individua tre dimensioni diventate fondamentali: ethos, pathos e logos.

L’ethos riguarda la credibilità di chi parla. Tendiamo ad ascoltare maggiormente qualcuno che consideriamo autorevole e affidabile.

Il pathos coinvolge le emozioni. Paura, speranza, entusiasmo, appartenenza, indignazione possono modificare profondamente il modo in cui riceviamo un messaggio.

Il logos riguarda invece l’argomentazione, la coerenza e la capacità di sostenere razionalmente una tesi.

Credibilità, emozione e ragione. Tre colonne antichissime sulle quali ancora oggi vengono costruiti discorsi politici, campagne pubblicitarie, presentazioni aziendali, trattative commerciali e comunicazione sui social.

Quando la parola diventa fede, simbolo e autorità. Nel Medioevo la persuasione assume una fortissima dimensione religiosa.

Predicatori come Bernardo di Chiaravalle possedevano una straordinaria capacità oratoria. I suoi sermoni contribuirono a mobilitare uomini verso la Seconda crociata, mostrando quanto una parola pronunciata da un’autorità riconosciuta, inserita in un potente sistema di valori e credenze, potesse tradursi in azione collettiva. Li persuade che, in quanto “soldati di Cristo”, combattendo le battaglie del Signore non devono temere di peccare.

Parallelamente, pensatori come Tommaso d’Aquino (filosofo e teologo) cercavano di costruire attraverso la filosofia e la logica una grande architettura razionale della fede.

Ma non erano soltanto le parole a comunicare. Cattedrali, vetrate, statue e immagini raccontavano storie anche a chi non sapeva leggere. La bellezza diventava comunicazione e il simbolo diventava linguaggio.

Con Guglielmo di Ockham (filosofo francescano) emerge inoltre un principio destinato ad attraversare i secoli: quando due spiegazioni sono possibili, spesso quella che richiede meno assunzioni è preferibile. Anche nella comunicazione contemporanea la semplicità possiede una forza enorme: ciò che comprendiamo facilmente tende a sembrarci più familiare e convincente.

Nel Rinascimento non basta essere: bisogna apparire. Con il Rinascimento l’immagine personale acquista un’importanza crescente. Principi, nobili e uomini di potere comprendono che l’autorità deve anche essere rappresentata. Abiti, ritratti, palazzi, cerimonie e simboli costruiscono una percezione.

Machiavelli osserva che gli uomini, generalmente, giudicano più attraverso ciò che vedono che attraverso ciò che possono conoscere direttamente. È una riflessione sorprendentemente moderna. Pensiamo ai social network: quante volte valutiamo una persona, un professionista o persino un’azienda attraverso pochi secondi di immagini?

La percezione non coincide necessariamente con la realtà. Eppure può diventare, per chi osserva, la porta attraverso cui entra la realtà.

Illuminismo: persuadere attraverso la ragione. Con l’Illuminismo la parola diventa strumento di emancipazione.

Voltaire, Rousseau, Diderot e molti altri mettono in discussione autorità, tradizioni e dogmi. Nei libri, nei salotti, nelle accademie e nei caffè europei le idee circolano e preparano profonde trasformazioni sociali e politiche. Ma anche nell’epoca che celebra la ragione emerge un elemento decisivo.

David Hume (filosofo) assegna alle passioni un ruolo fondamentale nell’agire umano. In altre parole, non siamo creature puramente razionali. Spesso costruiamo spiegazioni logiche per decisioni nelle quali emozioni, desideri e abitudini hanno già avuto un peso enorme. Ed è proprio qui che la persuasione trova uno dei suoi territori più fertili.

Il Novecento: la persuasione diventa strategia. Con il Novecento cambia tutto. La psicologia esplora territori della mente fino ad allora poco conosciuti. Freud porta l’inconscio al centro della riflessione sull’essere umano, mettendo in crisi l’idea che siamo sempre pienamente consapevoli delle motivazioni che ci guidano.

Nel frattempo nascono la comunicazione di massa e la pubblicità moderna. Non si vende più soltanto un prodotto. Si vendono desideri, appartenenza, riconoscimento sociale, sicurezza, identità.

Un’automobile non è più semplicemente un mezzo di trasporto. Un vestito non è soltanto qualcosa da indossare. Un oggetto può diventare la rappresentazione della persona che desideriamo essere.

Poi arriva la televisione. Poi Internet. Poi i social network. Oggi immagini, parole, musiche, colori, testimonianze, algoritmi e tecniche di marketing lavorano insieme per conquistare una delle risorse più preziose del nostro tempo: l’attenzione.

La nuova libertà è riconoscere ciò che ci influenza. Siamo immersi in una conversazione permanente. Scorriamo centinaia di messaggi, immagini e video e, spesso, non sappiamo perché proprio quel contenuto sia arrivato davanti ai nostri occhi. La persuasione contemporanea è potente proprio perché può diventare difficile da riconoscere.

Ma questo non significa che la persuasione sia necessariamente negativa.

Un insegnante persuade un giovane a credere nelle proprie possibilità. Un genitore persuade attraverso l’esempio. Un imprenditore persuade collaboratori e clienti quando comunica una visione nella quale crede davvero. Un medico persuade una persona ad adottare comportamenti più responsabili.

La differenza fondamentale è nell’intenzione e nel rispetto della libertà dell’altro.

Persuadere significa proporre una strada lasciando all’altro la possibilità di scegliere. Manipolare significa cercare di restringere quella libertà nascondendo intenzioni, informazioni o meccanismi di influenza. Per questo conoscere la persuasione oggi significa difendere qualcosa di profondamente umano: la nostra capacità di scegliere consapevolmente.

Forse non potremo impedire agli altri di provare a influenzarci. Possiamo però imparare a fermarci davanti a un messaggio e domandarci:

Perché mi stanno dicendo proprio questo? Perché in questo modo? Quale emozione stanno cercando di suscitare? E soprattutto: questa scelta è davvero mia?

Perché le parole possono aprire porte, creare fiducia, generare speranza e cambiare una vita. Ma possono anche costruire gabbie invisibili. La vera libertà non consiste nel credere di non essere influenzabili.

Consiste nell’imparare a riconoscere ciò che ci influenza, prima di decidere dove vogliamo andare.

 

Giovanni Matera

Per consultare altri miei artico

www.giovannimatera.it

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